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L’impatto sociale del progetto Domicilio 2.0 a cura dell’Università degli Studi di Padova

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Il progetto Domicilio 2.0 ha sperimentato un modello di cura sociosanitario per la qualità di vita degli anziani con decadimento cognitivo e dei familiari, con l’uso delle tecnologie.

L’impatto sociale del progetto è stato studiato da Laura Nota, delegata del rettore per l’inclusione e la disabilità e da Ilaria Di Maggio psicologa e assegnista di ricerca dell’Università degli Studi di Padova.

I risultati erano già stati anticipati pubblicamente in occasione del convegno Tecnologia e innovazione dei servizi pubblici e privati per gli anziani che si è tenuto nel dicembre scorso.

Questi contributi sono ora pubblicati nella pagina del progetto, insieme ad altri ricchi contenuti sull’argomento e tratti da convegno

In particolare, lo studio dell’Università di Padova ha valutato la capacità del progetto di trasformare i contesti, in cui si è svolto il per una migliore qualità della vita sia delle persone con problemi di salute sia delle persone conviventi o che si occupano di loro.

Gli anziani direttamente coinvolti riferiscono di aver percepito l’efficacia degli interventi, l’utilità della tecnologia che ha permesso di incrementare le autonomie, fronteggiare le eventuali difficoltà della vita quotidiana ma anche la possibilità di svolgere delle nuove attività gradevoli e basate sugli interessi personali. Inoltre, dimostrano di aver gradito la presenza degli operatori a domicilio, con cui si sono instaurate delle relazioni molto utili.

Caregiver e familiari segnalano, dal loro punto di vista, di aver osservato il mantenimento delle abitudini e della qualità della vita, pur dovendo convivere con persone con gravi patologie progressive, con un miglioramento del benessere percepito. Questo dato è particolarmente significativo perché nei contesti di vulnerabilità la progettazione futura rischia infatti di essere meno articolata e di diventare negativa.

Tutti i soggetti coinvolti riferiscono di aver apprezzato molto l’incontro con professionisti diversi e lo sforzo della personalizzazione degli interventi e delle soluzioni in tutto l’arco di tempo del progetto. Tutti poi consigliano di avviare il programma fin dalle fasi precoci della malattia.

Si è osservata quindi la costruzione di una rete di supporto “friendly” attorno alle famiglie, creata appunto dal progetto Domicilio 2.0

I contenuti dettagliati possono essere visti e ascoltati direttamente attraverso le testimonianze delle curatrici della ricerca:

Ilaria Di Maggio (guarda il video)

Laura Nota (guarda il video)

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